Ottobrate romane: le gite d’ottobre tra vigne e osterie, e cosa ne resta a tavola

Roma e dintorni — Storia e cultura

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Le ottobrate romane erano le gite fuori porta che i romani facevano in ottobre, a vendemmia finita, tra vigne, prati e osterie. Il Vocabolario Treccani definisce l'ottobrata una "scampagnata fatta nel mese di ottobre" e registra anche l'altro significato, quello che usiamo ancora: le belle giornate che ottobre porta spesso a Roma. Nella Roma dei papi era una tradizione seria, ed è durata fino ai primi del Novecento. Alcuni dei piatti di quelle giornate, dalla trippa all'abbacchio, sono ancora sulla tavola di un'osteria del centro come la nostra.

Cosa erano le ottobrate romane

Si usciva per tutto il mese, la domenica o il giovedì mattina. Da ogni rione partivano comitive dirette fuori dalle porte della città, verso campagne, vigne e frutteti. Secondo Turismo Roma, il portale turistico di Roma Capitale, alle ottobrate partecipavano nobili e popolani, e molti ci vedevano un ricordo degli antichi Baccanali, le feste pagane in onore del dio del vino. Di sicuro chiudevano il mese della vendemmia, e il vino era il centro della giornata.

Costavano, però, e i soldi non bastavano a tutti. C’era chi, pur di non rinunciare, portava qualcosa al Monte dei Pegni. Una cronaca burlesca del 1860, citata sempre da Turismo Roma, racconta di una coppia che impegnò i vestiti l’uno dell’altra e di una donna che impegnò il letto matrimoniale. Pe’ n’ottobrata, se portava ar Monte pure er letto.

Le carrettelle, la bellona e le minenti

Per arrivare fuori porta si prendeva la carrettella, una carrozza a forma di guscio d’uovo tirata da due cavalli bardati e carichi di sonagli. Dentro sedevano sette o nove ragazze vestite a festa, con cappelli pieni di fiori e di piume. Quella seduta accanto al carrettiere era la “bellona”, le altre erano le “minenti”. Parenti e amici andavano a piedi accanto alla carrozza, suonando tamburelli, chitarre e nacchere, cantando e ballando per strada.

Dove si andava: Testaccio, Ponte Milvio e le vigne fuori porta

Le mete cambiavano da un rione all’altro. Si andava sui prati oltre Ponte Milvio, nelle vigne tra Monteverde e Porta San Pancrazio, nelle campagne fuori Porta San Giovanni e fuori Porta Pia. Oppure a Villa Borghese, che i principi aprivano al pubblico nelle domeniche d’ottobre, con spazi per i giochi e per il canto.

La meta più famosa era Testaccio. Il monte, detto anche Monte dei Cocci, è una collina artificiale fatta delle anfore da vino e da olio gettate via dai mercati del vicino Emporium. Nel Seicento sulle sue pendici furono scavate grotte usate come cantine, le “catacombe del vino”, dove il vino restava alla temperatura giusta. Ai piedi del monte, vicino alle cantine, c’erano i “prati del popolo romano”. Ci passò anche Giacomo Casanova, che secondo Turismo Roma ricordava una giornata piacevolissima, con un solo difetto: il tragitto da Roma a Testaccio gli era sembrato troppo breve.

Cosa si mangiava e si beveva

Si mangiavano gnocchi, trippa e abbacchio, con vino in abbondanza. Dopo mangiato si giocava a bocce e alla ruzzola, ci si dondolava sulle altalene, si tentava la salita sull’albero della cuccagna. Si ballava il saltarello, la danza popolare più amata a Roma in quegli anni, e si cantavano stornelli. Il ritorno a casa, scrive Turismo Roma, era più chiassoso della partenza.

Fraschette, foglietta e quartino: il vino delle ottobrate

Il vino delle ottobrate veniva dalle vigne e dalle cantine fuori porta. Ai Castelli lo si beveva nelle fraschette, che Turismo Roma fa nascere a Frascati intorno al 1515, quando Marcantonio Colonna diede alla città uno statuto sulla viticoltura. Come insegna avevano frasche e tralci di vite. La parola e l’usanza le abbiamo raccontate anche nell’articolo sulla storia dell’osteria a Roma, il posto che per secoli è stato il salotto di chi un salotto non ce l’aveva.

In osteria il vino si ordinava a misure precise: il tubo, cioè un litro, la foglietta, mezzo litro, e il quartino, un quarto, più due misure piccole, il chirichetto e il sospiro. Sul vetro una riga incisa, il “capello”, segnava il livello giusto. Il vetro era obbligatorio dal 1588, quando papa Sisto V lo impose al posto della terracotta e del metallo per evitare le frodi degli osti.

Cosa resta oggi delle ottobrate

L’usanza è finita ai primi del Novecento, ma l’abitudine di uscire a ottobre è rimasta. Molti romani salgono ai Castelli, dove a Marino la Sagra dell’Uva si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre. Altri vanno a Villa Borghese a guardare le foglie che cambiano colore. E nel parlare di tutti i giorni “ottobrata” è diventata la giornata di sole che a Roma arriva quando l’estate dovrebbe essere finita da un pezzo.

Per chi resta in città, l’ottobrata si può fare anche a tavola: un pranzo lungo, di domenica, senza guardare l’orologio.

L’ottobrata a tavola all’Antica Osteria di Roma

Della tavola delle vecchie ottobrate, da noi trovi la trippa al sugo (8 euro) e l’abbacchio alla romana con patate al forno (23 euro): due dei piatti di allora, più di un secolo dopo. Con il primo fresco, dal menu ti consigliamo anche:

  • la coda alla vaccinara, sulla fettuccina all’uovo fatta in casa (14 euro) o come secondo (18 euro);
  • la guancia di manzo brasata al Cesanese, con purè di patate (18 euro);
  • i fagioli con le cotiche al sugo (8 euro);
  • la gricia sulla mezza manica, con guanciale, Pecorino Romano DOP “SEPI”, vino bianco e pepe (13 euro).

Per finire ci sono i dolci da intingere nel vino: le ciambelline al vino con il vino cotto (7 euro) e i tozzetti alle nocciole con il passito (9 euro).

Il menu completo, con tutti i prezzi, è nella pagina della cucina. Da dove vengono la coda, la trippa e gli altri piatti del quinto quarto lo raccontiamo nell’articolo sul quinto quarto; gli altri piatti della tradizione sono in quello sui piatti tipici romani.

Dove siamo e come prenotare

L’Antica Osteria di Roma è in Corso Vittorio Emanuele II 258, sulla Piazza della Chiesa Nuova, nel rione Parione, a pochi minuti a piedi da Campo de’ Fiori e da Piazza Navona. Siamo aperti tutti i giorni dalle 11 alle 22.

Per un tavolo usa il pulsante Prenota. Se l’ottobrata la fate in tanti, chiamaci allo 06 6549 3365 o scrivi a reservation@anticaosteriadiroma.it, così prepariamo la tavolata.

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